il caso astrologico b / 1

il caso astrologico b era veramente un caso. in molti sensi. sull’ora della nascita c’è qualche dubbio, una cosa di mezz’ora al massimo però. il caso astrologico b è un ariete ascendente ariete, a 14°56′ ammettendo che sia nato alle 6.45 come ho supposto. il massimo che può capitare a questa situzione è che sia nato con un ascendente a 10°, nella peggiore delle ipotesi a 20°. resta il fatto fondamentale: la sua linea d’orizzonte taglia tutto perfettamente a metà. di solito uno prende l’ascendente sulla circonferenza e traccia una riga che è l’orizzonte del tema natale. di solito questa riga, che è essenziale per tutto il resto, non parte per la metà esatta di uno dei dodici quadranti che dicono tutto. nel caso astrologico b sposta tutto di mezzo quadrante, come in quei giochi in cui puoi girare una ruota che punta qualcosa. tutti i dati che estrarrai da adesso in poi dovranno essere calcolati tenendo conto del fatto che quello che generalmente si legge in base a un riferimento unico, il quadrante su cui cade la casa, in questo caso non presenta la preponderanza di un elemento sull’altro. tutto vale doppio, o la metà, oppure le parti si parlano. che è quello che è bello credere: un cielo corale.

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Evgenij Aleksandrovic Evtusenko

Non t’amo più… È un finale banale.
Banale come la vita, banale come la morte.
Spezzerò la corda di questa crudele romanza,
farò a pezzi la chitarra: ancora la commedia perché recitare!
Al cucciolo soltanto, a questo mostriciattolo peloso, non è dato capire
perché ti dai tanta pena e perché io faccio altrettanto.
Lo lascio entrare da me, e raschia la tua porta,
lo lasci passare tu, e raschia la mia porta,

C’è da impazzire, con questo dimenio continuo…
O cane sentimentalone, non sei che un giovanotto…
Ma io non cederò al sentimentalismo.
Prolungar la fine equivale a continuare una tortura.

Il sentimentalismo non è una debolezza, ma un crimine
quando di nuovo ti impietosisci, di nuovo prometti
e provi, con sforzo, a mettere in scena un dramma
dal titolo Ottuso “Un amore salvato”.

È fin dall’inizio che bisogna difendere l’amore
dai “mai” ardenti e dagli ingenui “per sempre! “.
E i treni ci gridavano: “Non si deve promettere! “.
E i fili fischiavano “Non si deve promettere! “.

I rami che s’incrinavano e il cielo annerito dal fumo
ci avvertivano, ignoranti presuntuosi,
che è ignoranza l’ottimismo totale,
che per la speranza c’è più posto senza grandi speranze.

È meno crudele agire con sensatezza e giudiziosamente soppesare gli anelli
prima di infilarseli, secondo il principio dei penitenti incatenati.
È meglio non promettere il cielo e dare almeno la terra,
non impegnarsi fino alla morte, ma offrire almeno l’amore d’un momento.

È meno crudele non ripetere “ti amo”, quando tu ami.
È terribile dopo, da quelle stesse labbra
sentire un suono vuoto, la menzogna, la beffa, la volgarità
quando il mondo falsamente pieno, apparirà falsamente vuoto.

Non bisogna promettere… L’amore è inattuabile.
Perché condurre all’inganno, come a nozze?
La visione è bella finché non svanisce.
È meno crudele non amare, quando dopo viene la fine.

Guaisce come impazzito il nostro povero cane,
raspando con la zampa ora la mia, ora la tua porta.
Non ti chiedo perdono per non amarti più. Perdonami d’averti amato.

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biglietti agli amici.

“E allora si accorge che, per la maggior parte degli individui, la conquista dell’indipendenza va a scapito della generosità, come se l’orgogliosa risultante del “io posso fare quello che voglio” si costituisse a base di cene solitarie con un piatto di riso, qualche panino, e soprattutto – questa è l’immagine più nitida che Leo ha – a base di tubetti di dentifricio che il bambino-in-collegio strizza disperatamente fino alla fine. Il senso del possesso che lui osserva nelle altre solitudini gli appare esagerato. In alcuni diventa vera e propria tirchieria, in altri essenzialità, in altri ancora frugalità o nevrosi di ordine, pulizia, attenzione maniacale per la disposizione abituale delle cose e dei sentimenti. Come se la solitudine, quella accettata e rielaborata, avesse costruito, nel cuore dell’individuo, un atlante di percorsi sbarrati, di strade senza uscita, di sensi unici, di dighe, di barriere antisismiche in modo che qualsiasi sentimento o oggetto nuovo abbia un percorso prestabilito, all’interno, per vagare senza arrecare danno.”

Pier Vittorio Tondelli, Camere Separate

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guerra.

“Guardatevi da coloro che annettono un alto valore al fatto che si confidi nel loro tatto morale, nella finezza delle loro distinzioni morali! Essi non ci perdoneranno mai d’essersi resi colpevoli una qualche volta dinanzi a noi (o addirittura contro di noi) – costoro diventeranno inevitabilmente i nostri istintivi detrattori e offensori, pur restando ancora nostri amici. Beati quelli che dimenticano, perchè la faranno finita anche con le loro stupidaggini.” F. W. Nietzsche

resteranno sempre nostri amici, anche quando non lo vorranno più. le persone si incontrano, e non si fanno domande che su se stesse. come sto, come mi sento, cos’è che voglio, come sono finito qua, cosa trarne – da questo – cosa lasciare indietro. cosa altro può passare in testa a uno che prova insistentemente, senza ritegno, ad avvicinare un altro sconosciuto che non parla, che non dà segno d’interesse, immerso nel silenzio che è la tristezza della natura. soltanto le proprie voglie, e nessuna domanda. basterebbe avere gli occhi, per non provarci. ma le persone non sanno che farsene degli occhi. questo vale per la maggior parte degli incontri. poi ci sono alcuni spiriti che restano legati stretti a un’idea, i deserti, che saranno sempre nostri amici. per questi spiriti, la semplicità è talmente lontana che non si lascia applicare neanche all’idea di sè. sono tanto distanti da volersi incarnare nel mondo intero ad ogni respiro, che nascondono le proprie sconosciute profondità con l’estetica. una vita a parte, oltre quella che corre. come mi sento, cos’è che voglio, quali parole mi piacerebbe sentire uscire dalla mia bocca, quale romanzo fare del mio tempo, cosa scrivere di me, quali personaggi tenere, quali lasciare indietro. ma conoscerli, tutti. brilla intorno a loro una bellezza tremenda, e tutto il pericolo degli umani lasciati soli, con sè, nel mondo.  possono fare di un altro il capitolo più pregnante del loro romanzo, se deciso così, ma non smetteranno mai di scrivere tempi sempre nuovi. lasceranno tutti indietro, al momento giusto, o quando le circostanze decideranno che vada cambiato registro. e lì non agiranno ancora con cattiveria, non meriteranno alcuna accusa, alcun risentimento, perchè non c’è intenzione di fare del male. c’è anzi un’ingenuità di fondo che imbarazza, che non si può che amare dal profondo. non si vorrebbe che bastare a riempire anche soltanto un rigo di quella maestosa profondità. se il caso vuole che si capiti alla fine di un ciclo, si sarà lasciati indietro. a costo di scatenare una guerra, a costo di nutrire sentimenti senza fondamento, pur di riuscire nell’impresa. non c’è finzione in queste vite, ed è un’ingiustizia cadere nel tranello della ricerca della verità. ma la caduta a volte è l’unica via aperta per fuggire dall’arte altrui, per tornare mestamente nei confini della propria vita.  e non si può distogliere un bambino dalla ricerca della semplicità. bisogna usare tutto l’amore che si può riesumare, per spiegargli che una pagina si chiude non per cattiva volontà, che non si è stati dimenticati.  all’improvviso tutto è andato così e basta. non bisogna nutrire il pensiero che qualcuno, una volta, si sia preso cura di noi. arriveranno degli imbecilli a sfoggiare se stessi, se saranno gentili almeno eviteranno approcci troppo serrati. questo è il meglio che possiamo aspettarci. beati quelli che dimenticano di essere finiti in una pagina senza punto.

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Achmatova, 1939.

La sentenza

E sul mio petto ancora vivo
piombò la parola di pietra.
Non fa nulla, vi ero pronta,
in qualche modo ne verrò a capo.

Oggi ho da fare molte cose:
occorre sino in fondo uccidere la memoria,
occorre che l’anima impietrisca,
occorre imparare di nuovo a vivere.

Se no… Oltre la finestra
l’ardente fremito dell’estate, come una festa.
Da tempo lo presentivo:
un giorno radioso e la casa deserta.

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